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Giovanni Lo Verso Scultura

Scultorea

Mostra personale a cura di Danilo Maniscalco e Federico Signorelli

La pratica artistica di Giovanni Lo Verso nasce da una profonda riflessione sul volto umano e sull’infinita gamma di variazioni morfologiche ed espres sive che esso può assumere. Nel corso dei decenni, questa indagine si è tradotta in una sperimentazione incessante, dando vita a percorsi espressivi molteplici, tra loro tangenti e uniti da un sottile filo rosso. In questo itinerario, la scultura — che sul piano compositivo si ispira idealmente al taglio fotografico, capace di concentrare lo sguardo sugli elemen ti essenziali — si fa materia delle molteplici sfaccettature dell’animo umano: dalle figure vivide e plurali dei Monelli di Moenia, alle reinterpretazioni storiche dei Pupi, fino all’astrazione interrogativa dei Mollia. Una ricerca che talvolta oltrepassa il limite del volto per estendersi al corpo, alla natura e alla storia, ambiti nei quali l’artista indaga psiche e tensioni attraverso il continuo, sottile gioco della scultura tra realtà e verosimiglianza

Nella singolare “vetrina urbana” della Galleria ElenK’art di via Vincenzo Di Marco 27/b a Palermo, va in scena – e non è affatto una metafora – la personale dello scultore palermitano Giovanni Lo Verso, ad un anno circa dalla sua ultima mostra in solitaria a Siracusa. Risolta ancora nella pienezza stilistica di una ricerca fedelmente isolana, l’artista, allievo della cattedra di Scultura di Totò Rizzuti presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo ,si presenta al colto pubblico fidelizzato della frizzante galleria privata, con tutta la forza evocativa tipica del proprio procedere lento e meditato, in perenne armonia con l’anima stessa delle proprie creazioni, sempre in bilico tra invenzione e citazione, tradizione e innovazione. Non è da intendersi come una rituale mostra antologica, pur contenendo i segmenti più iconici della personale ricerca condotta per almeno un decennio, bensì come una “parata” di plastiche e formalismi autenticamente immaginati dallo scultore per partecipare il pubblico della potenza primordiale-creativa tipica dell’arte scultorea. “Scultorea” dunque, proprio come le opere a sorgere da materie inerti prima che le mani dell’artista ne compongano i salien ti tridimensionali specifici, nasce dal desiderio di rendere visibile il nesso esistente più intimo tra l’opera e identità creativa del suo autore, capace di costruire, indipendentemente dalla scala usata, dalle dimensioni e dalla materia processata, una vera e propria “iconoteca” di riferimento, in cui emerge chiaramente la firma univoca dell’artista maturo. Ed ecco che, se da un lato l’inventiva loversiana plasma il personaggio di Mollia declinan dolo in molteplici dimensioni e cromatismi attraverso l’empatia surreale che ne ha già garantito il successo collezionistico, dall’atro reinventa Pupi e Dame sicule, trasforma il Genio di Palermo in scultura (Pop)olare, definisce sapientemente nel rapporto tra materia e superficie l’importanza riso lutiva del segno significante, ponendo dinanzi alla nostra attenzione incuriosibile i suoi “Cube”, dispositivi narrativi in cui soltanto una delle sei fac ce disponibili viene definita con le sembianze antropomorfe, generando, anche in ragione delle scelte dimensionali e dei soggetti rappresentati, di volta in volta interessanti salti di scala che ne avvicinano davvero ogni pezzo verso l’ideale neoclassicheggiante di “sublime”. Il più grande di questi, realizzato in calcestruzzo, è abilmente “corroso” dal tempo passato in esterna, sembra quasi un sopravvissuto archeologico, e strizza l’occhio alla assoluta e concretissima “contemporaneità” della scultura in accordo con la storia, quella che tutti possiamo comprendere e apprezzare, amandone il gesto creativo che diviene superficie, lisciata o scabra, da “toccare” con lo sguardo e “ammirare” coerentemente, alla maniera del collezionismo delle origini, nel rapporto coerente con lo spazio degli habitat, appositamente ricamati per accoglierne forme e colori. Interessanti dal punto di vista concettuale, sono le due coloratissime Mimesis intessute sulla rilettura del contesto geopolitico odierno, ancora il gruppo Franca & Ignazio dedica to ai Florio, e la rilettura poeticamente strategica della figura di Luigi Scaglia, “vero” artefice dell’invenzione di Mondello ville d’eau, e protagonista dell’intrigante collateral in cui diverse copie della scultura con le fattezze dell’imprenditore, verranno dislocate in punti nevralgici mondelliani e della città. Nell’iconografia plasticheggiante di Lo Verso, insite ancora quel dualismo tipico dell’arte italiana d’avanguardia, codificabile nell’incontro mai banale tra lo stupore generato dall’opera mediante il codice linguistico adottato, e l’unicità di una ricerca autografa libera da compromessi modaioli di “contesto”. Il primo attiene alla magia che soltanto la scultura possiede sin dalle sue origini, sostanziata dal “soffio di vita” insufflato solo e soltan to dallo scultore; la seconda invece ci rammenta il valore determinante della libertà creativa quando, come nel caso di Lo Verso, fluisce serena tra le maglie invisibili di geometrie sottese ma assolutamente percepite, ricalca il peso delle armonie plasmate con la cura da cesello per generare su perfici visibilmente concluse, ambisce ad arricchire la percezione del fruitore rinunciando alle facili “sirene” da cerchie temporanee provinciali. Nelle quaranta opere presenti all’interno dello spazio espositivo, insiste l’epopea contemporanea che Lo Verso, tenacemente, ha definito per narrare una storia corale fatta di bellezza e senso del mito intriso. Composte e risolute, nella fermezza del proprio peso fisico e creativo, esse dipanano il sentire dello scultore, posto adesso davanti al giudizio della nostra attenzione critica, ai capricci del nostro gusto personale, e al nostro spirito di comunità creativa. È un pezzo di bellezza sociale dell’arte contemporanea. Una mostra da visitare con attenzione, per riscoprire, opera dopo opera, frammenti preziosi della nostra identitaria cultura visuale, orgogliosamente locale e al tempo stesso, brillantemente universale.