Giovanni Lo Verso Scultura

Luigi Scaglia

Testo di Arch. Giuseppina Leone

Alla fine del 1902 l’imprenditore siciliano Luigi Scaglia concepisce un piano grandioso per la
trasformazione di un piccolo borgo marinaro ancora inospitale, Mondello, in una delle più note e
frequentate stazioni balneari d’Europa. Il momento storico è sicuramente propizio: la vacanza
marina non è solo una moda ma un vero e proprio rito a cui nessuno può più sottrarsi.
Sull’esempio di Nizza, con il suo stabilimento in acqua, en jetée, e l’elegante Promenade des
Anglais, Luigi Scaglia coadiuvato da un gruppo di architetti e ingegneri, concepisce un progetto
urbanistico di ampio respiro. A maggio del 1905 i disegni sono pronti. Il piano progettuale
comprende “dall’impianto della luce elettrica alla fornitura dell’acqua potabile, dalla fognatura alla
sistemazione della colmata, dalla costruzione di un grande albergo e di 300 villini, quello dello
stabilimento balneare capace di 500 camerini, del cursaall e di una chiesa per il culto”.

Il piano urbanistico coinvolge persino i collegamenti con Monte Pellegrino con un “servizio di
trazione elettrica”. Il punto focale del progetto è però senz’altro quello relativo alla costruzione di
300 villini, necessari per la colonizzazione di Mondello. E’, infatti, di primaria importanza, prima
ancora di portare i turisti, abituare l’alta borghesia palermitana a considerare Mondello un quartiere
residenziale.
Il 31 dicembre 1906 viene sottoscritto il compromesso tra il Comune di Palermo e la società
rappresentata da Scaglia. L’imprenditore comprende che, per realizzare l’ambizioso piano
urbanistico, ha necessità di co-finanziatori, magari esteri che possano comprendere la potenzialità
del progetto. L’interesse dei belgi per “l’affaire Mondello” era stato comunque probabilmente già
solleticato con la pubblicazione a Parigi sulla “Sicile Illustrée” dell’articolo “Grandioso progetto
per l’avvenire di Mondello”. E’ in questo frangente che Scaglia viene in contatto con l’ingegnere
belga Jules Monard che rimane “folgorato” dall’idea progettuale di Scaglia, intravedendone subito i
notevoli risvolti di profitto economico.

Probabilmente gli interessi in gioco sono in breve così alti che Monard non accetta di essere
coinvolto soltanto come personaggio di secondo piano e in breve organizza una cordata di
finanziatori che riesce con abile colpo di mano a costituire una società “ Le Tramways de Palerme”
con la quale soffia letteralmente il progetto a Scaglia, sottoscrivendo un accordo con il Comune di
Palermo.
Agli inizi del 1911 agli occhi di Scaglia è tutto ormai chiaro: ha subito uno scacco doloroso. Scrive
una lettera di protesta sul Giornale di Sicilia, in cui rivendica a sé almeno la paternità del progetto,
ma nessuno è più interessato a dargli anche il minimo conto o a rendergli giustizia. Il progetto sarà
realizzato dalla società belga, Scaglia subisce un duro colpo economico ed è possibile immaginare
che anche sul piano psicologico la perdita di un progetto, che per tanti anni lo aveva appassionato e
impegnato, sia stata talmente forte da influenzare la sua vita negli anni successivi fino ad arrivare a
scegliere di finire i suoi giorni in maniera tragica togliendosi la vita
Oggi, a più di 120 anni di distanza, appare doveroso ricordare questo eroe gentile, restituire dignità
e verità alla storia di questo pioniere, che tanto ha creduto nella nascita di Mondello, e a cui è stato
rubato un sogno.

Testo di Federico Signorelli
Il nome di Luigi Scaglia non dirà molto alla stragrande maggioranza dei palermitani nonostante questi si trovano, per caso e più o meno giornalmente, a passare davanti la sua storica e monumentale residenza datata 1912 in via Roma n. 386, dove su un lavorato cancello è ancora possibile leggere una eloquente lettera “S”. Ma non solo, perché se per notare tale dettaglio occorre buon occhio – fondamentale in una città come Palermo – per imbattersi nel suo lascito più evidente e straordinario non serve esercitarlo più di tanto, ma bensì, occorre la buona pratica della curiosità storica. Si tratta di un luogo molto famoso dove gli stessi palermitani amano passare le lunghe estati o le belle giornate: la borgata di Mondello, specialmente nella sua spettacolare forma Liberty. Curiosità che fortunatamente vive in molti palermitani, tra questi lo scultore e scenografo Giovanni Lo Verso, abitante della borgata e da sempre sensibile alla storia della città, specialmente quella meno conosciuta. Proprio lo stato di dimenticanza nei confronti di tale figura e vicenda, lo conduce in particolare grazie all’incontro con la scrittrice Giuseppina Leone, che in tempi non sospetti dedicò un libro alla figura di Luigi Scaglia e alla sua prima impresa di trasformazione di Mondello da palude a luogo di alta villeggiatura della borghesia dei primi del ‘900, ad articolare un’operazione artistica di street art dal nome Luigi Scaglia, l’eroe gentile e le sue anime dall’alto valore divulgativo, nel segno della giustizia storica e del sapere condiviso.

La città viene così ridestata dal suo sonno culturale attraverso la figura di Scaglia che in diverse forme la popola tornando protagonista, interrogandoci con il fine di raccontarci una storia ricca, complessa e straordinaria, come quelle che caratterizzarono l’indimenticabile periodo della Belle Epoque palermitana animata da personaggi di rara capacità che hanno fatto la differenza, e tra i quali Luigi Scaglia ricoprì un ruolo di fondamentale importanza per lo sviluppo positivo di Palermo. 

Testo di Danilo Maniscalco

Immaginate d’essere gli artefici di un cambiamento epocale, o d’aver avuto l’idea grandiosa che cambia la storia, e che ad un certo punto questo “vostro diritto creativo” vi venga impunemente strappato via per consegnarvi silenziosamente all’oblio dimentico, cancellando dal palinsesto storico il vostro nome… Come reagiremmo?

Questo è quanto accaduto a Luigi Scaglia, imprenditore scrupoloso dell’acme siciliano della Belle èpoque, inventore dell’idea brillante di Mondello “città d’acqua” come stazione turistica balneare coi suoi iconici villini liberty a perdersi nel paesaggio ex-lacustre della ridente spiaggia palermitana. Scaglia non reggerà al durissimo colpo ricevuto e alla malattia che lo colpirà seguirà il suicidio. A Giuseppina Leone il merito d’aver “riesumato” coraggiosamente questa brutta storia nel “Sogno rubato”, una ventina d’anni addietro; a Giovanni Lo Verso quello d’averne studiato e plasmato un profilo scultoreo dotato di smisurata empatia, affinché alla storia recuperata, potessimo tutti assegnare nuovamente un “volto amico”.

Lo Scaglia loversiano, dal titolo l’eroe gentile, diviene così un medium artistico capace di stuzzicare curiosità e ricerche, di sostenere le ragioni della giustizia storica alimentando il valore culturale del nostro ambiguo spirito di comunità.

Il master policromo lo troveremo opportunamente esposto in Galleria, altre copie troveranno invece casa tra Palermo e Mondello, tra spazi pubblici e villini, intessendo cosi con la mostra e la storia urbana, un buonivoco rapporto di completezza, nel tentativo di “curare” le ferite del tempo risanando, questo debito valoriale che la città tutta possiede col buon Scaglia, e che l’arte di Lo Verso,adesso vuole riuscire a lenire per noi tutti.

"Luigi Scaglia, l'eroe gentile", terracotta policroma, acrilico e olio, cm 38x12x8